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Vescovo ortodosso e vescovo cattolico in pellegrinaggio insieme al Monte Athos (ITALIAN)

Articolo a cura di Padre Sliman Hifawi

Il metropolita greco-ortodosso del Kuwait e di Baghdad, Mons. Ghattas Hazim (del Patriarcato di Antiochia), ha compiuto un pellegrinaggio al Monte Athos dal 6 al 9 settembre 2026 insieme al vescovo cattolico del Vicariato dell’Arabia Settentrionale, Mons. Aldo Berardi, la cui giurisdizione abbraccia Qatar, Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Si tratta di un viaggio «storico» che riflette «il buon rapporto esistente tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa in Kuwait», come ha sottolineato lo stesso Mons. Berardi, in un Paese in cui entrambi svolgono il ruolo di pastori delle rispettive comunità.

Il presule cattolico, accompagnato da una delegazione che comprendeva il sacerdote Sliman Hifawi (della concattedrale della Sacra Famiglia del Kuwait), padre Boutrus Gharib (della Chiesa greco-cattolica del Kuwait), il seminarista Pedro Mendoza (del Patriarcato Latino di Gerusalemme), il laico Pierre Maalouf, e per la Chiesa ortodossa il sacerdote Ephrem Al Toumi, ha avuto l’opportunità di conoscere da vicino la spiritualità monastica della Santa Montagna. Accolti in primo luogo nel monastero di Simonopetra e successivamente in quello di Vatopedi, hanno visitato dodici dei venti monasteri che compongono la penisola.

Tradizione dai tempi bizantini Il Monte Athos, centro nevralgico della spiritualità monastica ortodossa, costituisce un enclave naturale privilegiato. Per secoli, monaci ed eremiti hanno cercato nel raccoglimento dei suoi paesaggi una vita radicata nel Vangelo e unita a Gesù Cristo attraverso l’ascesi, la preghiera e il digiuno.

La Santa Montagna si trova in una penisola del nord della Grecia e gode di un regime di autogoverno amministrato dai suoi 20 monasteri, il che la rende l’unica repubblica monastica al mondo. Sebbene dipenda spiritualmente dal Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, l’abate di ciascun monastero detiene l’autorità disciplinare, amministrativa e spirituale sui propri monaci, conferendo a ogni monastero un’ampia autonomia.

Culla di grandi santi

Questo enclave è stato un fecondo vivaio di santità. Alcuni dei suoi santi sono venerati anche dalle Chiese cattoliche orientali, come San Gregorio Palamas (XIV secolo), insigne teologo atonite che ricordava con enfasi lo stretto legame tra il mistero eucaristico e la concordia ecclesiale:
«Custodiamo la carità gli uni verso gli altri; in questo saremo riconosciuti come suoi veri discepoli. Manteniamo l’unità della fede e la comunione dello Spirito nel vincolo della pace. Poiché, essendo stati chiamati in un solo Corpo e nutriti con lo stesso Pane celeste, dobbiamo essere anche un solo cuore e un’anima sola».

— San Gregorio Palamas (Omelia 56)
Allo stesso modo, i monasteri custodiscono preziose reliquie, che vanno da frammenti del Lignum Crucis fino ai resti di santi più recenti della tradizione ortodossa.
Sant’Areta, patrono comune in Arabia Un momento particolarmente emozionante del pellegrinaggio ecumenico è stata la venerazione delle reliquie di Sant’Areta (VI secolo) e dei compagni martiri, che figurano tra i patroni della Chiesa nella penisola arabica sia per i cattolici che per gli ortodossi.

Questa inedita visita, nella quale un presule ortodosso ha invitato formalmente un omologo cattolico a percorrere il Monte Athos, è servita per «stringere ancora di più i legami che ci uniscono» in un luogo sacro «non solo per la Chiesa ortodossa, ma per tutta la cristianità», ha evidenziato Mons. Berardi.

Benedizione del Patriarca Ecumenico Il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, ha accolto con favore la richiesta presentata dal metropolita Hazim per svolgere questo pellegrinaggio. Nel concedere la sua benedizione, il Patriarca ha valutato positivamente questa iniziativa volta a continuare ad aprire strade verso l’unità dei cristiani, uno sforzo particolarmente significativo quando si rende visibile attraverso i vescovi, successori degli apostoli.